Considerando le dimensioni del problema dell’infertilità e l’importanza che il fattore maschile gioca a tale riguardo, si rende necessario fare luce sul significato della definizione di infertilità da fattore maschile al fine di identificare l’eziologia, pre- post- o testicolare, ed intervenire quindi più precocemente possibile nel rimuovere le cause. Recenti evidenze hanno sottolineato che 1 giovane su 3 in Italia è a rischio di infertilità, confermando l’evidenza di un problema non solo sanitario ma anche sociale ed economico e l’urgenza di attuare un piano atto ad educare e sensibilizzare soprattutto i giovani sui rischi di comportamenti, abitudini e stili di vita che possono avere risvolti negativi non solo sulla fertilità ma anche sulla salute generale. Numerosi studi hanno considerato i diversi fattori di rischio per l’infertilità maschile, individuando per alcuni di essi solide evidenze scientifiche di correlazioni e per altri evidenze più limitate (Tab. 1A e 1B). 

Tabella 1A. Principali fattori di rischio di infertilità maschile.

-    Criptorchidismo

–    Ipotrofia testicolare

–    Varicocele

–    Tumori del testicolo

–    Fattori genetici

–    Traumi testicolari

–    Infezioni del tratto riproduttivo

–    Cause iatrogene

–    Malattie sistemiche e/o endocrine

–    Torsione funicolo spermatico

Tabella 1B. Fattori di rischio con evidenze limitate.

-    Esposizione a fattori tossici

–    Stili di vita

–    Fumo

–    Temperatura scrotale

–    Età

–    Familiarità per infertilità e poliabortività’

–    Polimorfismi genetici

Tra i principali fattori di rischio che possono incidere negativamente sulla salute generale ed andrologica degli individui, in particolare nei ragazzi in fase di sviluppo c’è il criptorchidismo, che rappresenta la mancata discesa alla nascita di uno o di entrambi i testicoli nel sacco scrotale, è l’anomalia più frequente dell’apparato urogenitale (3-5% dei nati a termine) e può associarsi ad altre anomalie del tratto genito-urinario. Il varicocele, invece, è una patologia che interessa il sistema vascolare del testicolo caratterizzata dalla dilatazione ed incontinenza delle vene testicolari (o spermatiche) che hanno il compito di drenare il sangue dal testicolo. Quando queste vene sono dilatate si verifica un reflusso di sangue dall’alto verso il testicolo, che provoca un suo aumento di temperatura e una condizione ambientale sfavorevole per una normale spermatogenesi.

I tumori possono incidere negativamente sulla fertilità sia direttamente (tumore del testicolo) sia per le terapie utilizzate per la cura. Il tumore del testicolo rappresenta nel giovane la neoplasia solida più diffusa, è la più comune causa di morte per cancro tra i 20 e 34 anni di età e da studi epidemiologici è emersa un’incidenza in aumento nei paesi industrializzati. Nella maggior parte dei casi il tumore del testicolo si manifesta con la comparsa di una massa dura, dolente o indolente, a livello dello scroto. A volte il tumore può essere palpabile e per questo motivo è fondamentale l’autopalpazione per individuarlo precocemente. Capitolo a sé meritano le malattie sessualmente trasmesse che si ripercuotono sulla fertilità sia perché possono interessare direttamente gli organi riproduttivi con infezioni localizzate (testicoli, epididimi, prostata) sia perché possono causare malattie sistemiche che indeboliscono l’efficienza del sistema riproduttivo. Ancora, cattivi stili di vita e abitudini alimentari non corrette possono essere fattori di rischio per infertilità attraverso vari meccanismi. Per esempio l’obesità determina uno squilibrio ormonale con riduzione del principale ormone maschile, il testosterone, e un aumento degli ormoni “femminili”, gli estrogeni. In particolar modo, se tale squilibrio si verifica nelle fasi dello sviluppo, lo scheletro potrebbe sviluppare proporzioni eunucoidi, rappresentate principalmente da un aumento dell’apertura braccia (superiore alla statura) e da una diminuzione del rapporto tra il segmento superiore/inferiore, a causa dell’aumentata lunghezza delle gambe e si potrebbe verificare inoltre la riduzione del volume testicolare e delle dimensioni del pene. In tale contesto, un ruolo fondamentale lo gioca anche l’abuso di alcol e droghe, mode molto diffuse tra i giovani che nella maggior parte dei casi non sono adeguatamente informati sulle drammatiche conseguenze anche sulla fertilità, con l’alterazione dei parametri seminali, in particolar modo conta e motilità e sull’attività sessuale con alterazioni sul desiderio, erezione ed eiaculazione. Anche l’utilizzo di sostanze dopanti per migliorare le prestazioni sportive incide negativamente sulla fertilità e, tra le sostanze più utilizzate, il testosterone ed altri ormoni come gli steroidi anabolizzanti inducono rapidamente un danno esteso al funzionamento dei testicoli e squilibri ormonali che possono avere pesanti ripercussioni su altri organi e apparati. A questi fattori di rischio si aggiungono fattori genetici e familiarità per infertilità, traumi testicolari e torsioni del funicolo spermatico, malattie sistemiche e/o endocrine e fattori ambientali, su tutti l’aumento della temperatura scrotale. Infatti, per un corretto funzionamento i testicoli necessitano di una temperatura scrotale inferiore di circa 2°C rispetto a quella addominale e tutte le cause che ne provocano un aumento, come l’utilizzo del PC sulle gambe ed una frequentazione assidua delle saune, rappresentano fattori di rischio per la fertilità.

Alla luce della vasta gamma di fattori di rischio che possono minare la salute andrologica e generale, soprattutto nei giovani, risulta fondamentale la prevenzione finalizzata non solo ad informare su comportamenti a rischio e condizioni patologiche, ma anche ad educare i giovani alla cura del proprio corpo e a saper cogliere precocemente, anche mediante manovre semplici quali l’autopalpazione, i segnali che l’organismo invia mediante segni e sintomi. In tal modo, infatti, si rende possibile l’identificazione di patologie o condizioni morbose in fase precoce permettendo, qualora necessario e possibile, un intervento terapeutico mirato a correggere lo stato patologico, intervento che risulta sempre più difficile e con minori possibilità di riuscita al persistere della patologia. La riuscita di una strategia preventiva andrebbe ad abbassare le elevate percentuali di infertilità e metterebbe al riparo giovando non solo alla salute generale ed andrologica dell’individuo, ma anche al sistema sanitario che potrebbe vedere ridursi i costi che oggi sostiene per le coppie che intraprendono iter diagnostico-terapeutici lunghi e complicati e che in ultima analisi si affidano alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Professore Associato presso l'Università di Padova, Dipartimento di Medicina, UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione Responsabile Centro di Riferimento Regionale Sindrome di Klinefelter