L’infertilità di coppia rappresenta un importante problema sociale e sanitario che coinvolge il 15-20% delle coppie in età fertile nei paesi industrializzati. Tale condizione risulta stressante e difficile da gestire non solo per la coppia interessata, ma spesso anche per il clinico che si ritrova a dover risolvere tale problematica. Da una parte, infatti, la possibilità di non avere figli rappresenta per la coppia una minaccia per l’autostima, non solo per l’uomo ma anche per la donna, e la ricerca esasperata di una gravidanza rischia di trasformarsi in un meccanismo a tempo, con rapporti esclusivi e mirati nel giorno e nell’ora dell’ovulazione, o nella medicalizzazione, con l’affidamento esclusivo alle tecniche di riproduzione assistita. Dall’altra, i medici chiamati a gestire tali casi clinici non sempre hanno grande familiarità con i sempre più numerosi test diagnostici presenti per studiare il problema dell’infertilità e con l’interpretazione degli stessi. Inoltre, la facilità d’accesso ad internet, permette al paziente l’acquisizione di informazioni su possibili percorsi diagnostici e terapeutici estremamente variabili in termini di qualità ed esattezza inducendolo a maturare convinzioni spesso errate sulle possibili strategie terapeutiche e sulle aspettative. Tutto ciò sottolinea ulteriormente la necessità di una solida formazione dei clinici che si occupano di infertilità e sull’esigenza di individuare linee guida precise e puntuali per la gestione delle coppie infertili. Nonostante che per definizione il problema dell’infertilità riguardi la coppia, molto spesso viene trattato come un problema di genere, e quello femminile è sempre stato quello più seguito e studiato. Studi epidemiologici hanno messo in evidenza che in circa il 30% dei casi l’infertilità è da attribuire all’uomo e un altro 20% a fattori ascrivibili ad entrambi i partner, ed il maschio si trova così coinvolto nel 50% dei casi di infertilità (Tab. 1).

 

Tabella1. Cause dell’infertilità di coppia (15-20% delle coppie in età fertile)

30% Fattore maschile-    Cause pre-testicolari (10%)-    Cause testicolari (75%)

–    Cause post-testicolari (15%)

35% Fattore femminile-    Fattore tubarico (13.3%)-    Infertilità endocrino-ovulatoria (4.7%)

–    Endometriosi (5.9%)

–    Ridotta riserva ovarica (4.5%)

–    Fattore multiplo femminile (5.8%)

–    Poliabortività (1.1%)

20% Fattore misto
15% Infertilità idiopatica

Di fronte a tali dati è d’obbligo una riflessione ed uno sforzo per individuare l’iter più indicato per una coppia affetta da infertilità. Se, infatti, sembra ovvio un approccio graduale ad entrambi i partner per arrivare ad una diagnosi precisa di infertilità nel modo meno invasivo possibile, e di conseguenza la prescrizione terapeutica più efficace, tuttavia non è insolito imbattersi in coppie delle quali solo un partner è stato analizzato a fondo, e nella maggior parte dei casi si tratta della donna. Inoltre, è sempre più frequente il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) non solo legato a motivi strettamente medici, ma anche sociali come l’età sempre più elevata in cui le coppie ricercano la gravidanza ed i ritmi frenetici e stressanti che “inducono” la coppia in uno stato di infertilità e la portano a considerare l’utilizzo di tali tecniche come unica via d’uscita.

Professore Associato presso l'Università di Padova, Dipartimento di Medicina, UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione Responsabile Centro di Riferimento Regionale Sindrome di Klinefelter