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Disfunzione erettile – Terapia chirurgica

Giovanni Corona
UO Endocrinologia, Dipartimento Medico, Azienda ASL di Bologna, Ospedale Maggiore
UO Andrologia e Medicina della Sessualità, Università di Firenze

 

L’approccio chirurgico al paziente con disfunzione erettile (DE) si basa essenzialmente sull’impianto di protesi peniene, in considerazione del fallimento sia delle tecniche di rivascolarizzazione sia della chirurgia venosa (1).
Si tratta in generale di una terapia di terzo livello, legata al fallimento della terapia medica, sia orale sia iniettiva, solitamente effettuata nei pazienti con danno vascolare o neurologico severo. L’impianto protesico, può rappresentare, inoltre, una terapia con una indicazione più specifica in presenza di DE e malattia di Peyronie (1).

Essenzialmente sono disponibili 2 tipi di protesi (1).

Protesi malleabili o semi-rigide, costituite da due cilindri che si impiantano nei corpi cavernosi e conferiscono al pene uno stato di rigidità parziale e permanente, appena sufficiente per avere un rapporto sessuale soddisfacente.

Protesi idrauliche, che oltre ai cilindri penieni comprendono un sistema di gonfiaggio in base al quale si distinguono a due componenti e a tre componenti. Le forme tri-componenti sono costituite da una micro-pompa non visibile, alloggiata nella borsa scrotale, e da un serbatoio che viene alloggiato nello spazio pre-peritoneale in sede sovra-pubica. Il sistema è riempito da soluzione fisiologica sterile, che passerà dal serbatoio ai cilindri in fase erettile e che invece sarà tutta contenuta nel serbatoio in condizioni di detumescenza. Nelle forme bi-componenti il sistema di gonfiaggio è costituito da un unico serbatoio, contenente soluzione fisiologica sterile, che viene posizionata nella borsa scrotale. Per ottenere l’erezione, il paziente attiva ripetutamente la pompa scrotale provocando il gonfiaggio dei cilindri.

La scelta del tipo di protesi deve tenere conto di più fattori, quali il costo, la manualità del paziente e il tipo di intervento necessario per l’impianto. Le malleabili sono le meno costose, richiedono una scarsa manualità con facile gestione (1). Gli svantaggi sono costituiti dalla non perfetta simulazione della detumescenza e dalla mancata sensazione soggettiva dell’erezione.
Le forme tri-componenti rappresentano l’opzione che simula maggiormente un’erezione fisiologica, ma richiedono una manualità di gestione superiore e sono più costose (1). Il volume di liquido immesso durante il gonfiaggio delle protesi bi-componenti è inferiore rispetto a quello dei dispositivi tri-componenti. Questo è all’origine della minore differenza tra rigidità e flaccidità ottenuta con questi impianti rispetto ai dispositivi tri-componenti (1).
Attualmente le protesi tri-componenti rappresentano la scelta terapeutica più utilizzata in oltre il 95% dei casi (2). Se i pazienti vengono selezionati in modo corretto, l’approccio protesico rappresenta una valida alternativa terapeutica al paziente con DE, con percentuali di soddisfazione per la coppia in oltre il 90% dei casi (3).
Il diabete mellito scompensato rappresenta, attualmente, la principale contro-indicazione all’impianto protesico, in considerazione dell’aumentato rischio di infezioni peri-chirurgiche (4).

Bibliografia

  1. Levine LA, Becher E, Bella A, et al. Penile prosthesis surgery: current recommendations from the International Consultation on Sexual Medicine. J Sex Med 2016, 13: 489-518.
  2. Segal RL, Camper SB, Burnett AL. Modern utilization of penile prosthesis surgery: a national claim registry analysis. Int Impot Res 2014, 26: 167-71.
  3. Montorsi F, Rigatti P, Carmignani G, et al. AMS three-piece inflatable implants for erectile dysfunction: a long-term multi-institutional study in 200 consecutive patients. Eur Urol 2000, 37: 50-5.
  4. Cakan M, Demirel F, Karabacak O, et al. Risk factors for penile prosthetic infection. Int Urol Nephrol 2003, 35: 209-13.