Contraccezione maschile

Maria Grazia Deiana, Salvatore Monti, Vincenzo Toscano
UOC di Endocrinologia, AO Sant’Andrea, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma

 

Circa un quarto delle coppie pratica la contraccezione attraverso metodi che riguardano il maschio e la percentuale di maschi che praticano la contraccezione è in aumento. I metodi contraccettivi riguardanti il maschio possono essere suddivisi secondo il meccanismo d’azione (tabella).

Metodi contraccettivi maschili
Prevenzione del trasporto attraverso le vie genitali femminili Coito interrotto
Astinenza periodica
Contraccezione di barriera
Sterilizzazione
Soppressione della spermatogenesi o prevenzione della maturazione o funzione dello sperma Contraccezione ormonale Androgeni
Androgeni combinati con GnRH agonisti
Androgeni più progestinico
Contraccezione non ormonale Gossipol

 

Coito interrotto
Metodo praticato da più tempo, senza effetti collaterali nè costi. Richiede sicuramente autocontrollo e riduce il piacere sessuale. Il tasso di fallimento è alto, infatti con tale metodo vi è gravidanza in 19 donne su 100 all’anno.

Astinenza periodica
Si basa sul limitare i rapporti sessuali ai giorni in cui la possibilità di concepimento è bassa, considerando il 13° giorno del ciclo mestruale della donna come il giorno di maggior rischio. Esistono metodi per valutare il giorno nel quale è necessario mantenere l’astinenza, che si basano sul dosaggio di LH e estrone-3-glucuronide nelle urine. Anche con questo metodo il tasso di fallimento è alto.

I metodi basati su soppressione della spermatogenesi o prevenzione della maturazione o funzione dello sperma sono attualmente in via di sperimentazione/valutazione.

Contraccezione ormonale
Il rilascio pulsatile del GnRH ipotalamico stimola la liberazione ipofisaria di LH e FSH che, a sua volta, stimola le cellule di Leydig a produrre testosterone (T) e le cellule di Sertoli per la spermatogenesi. Il T, a sua volta, induce un feedback negativo a livello ipotalamo-ipofisario; pertanto, la somministrazione esogena di T inibisce la produzione endogena di T e la spermatogenesi testicolare. Questi effetti sono reversibili alla sospensione del trattamento. In realtà la somministrazione del solo T causa azoospermia solo nei due terzi dei casi; pertanto, diventa necessario l’uso di altre molecole, per esempio GnRH agonisti. L’azione contraccettiva si ottiene quando il numero di spermatozooi è < 1 milione/mL di eiaculato.

Androgeni: il limite nell’uso del T a scopo contraccettivo sta nella necessità di eseguire somministrazioni im e la necessità di lunghi periodi (diversi mesi talvolta un anno) per garantire un’adeguata soppressione della spermatogenesi. Tra le varie molecole valutate abbiamo il testosterone enantato e il testosterone undecanoato.

Androgeni combinati con analoghi del GnRH:

  • gli agonisti del GnRH, dopo una fase iniziale di stimolo sulle gonadotropine, successivamente le sopprimono, inducendo inoltre una down-regulation del recettore del testosterone intra-testicolare, ma non inducono un’adeguata contraccezione maschile;
  • gli antagonisti del GnRH non presentano la fase iniziale di stimolo sulle gonadotropine e inibiscono in maniera competitiva il recettore ipofisario del GnRH, causando un’immediata inibizione della spermatogenesi. Il limite all’uso è sicuramente la necessità di iniezioni quotidiane o settimanali e il costo.

Androgeni più progestinico: attraverso questa associazione si ottiene un effetto sinergico e additivo sulla soppressione delle gonadotropine e quindi della spermatogenesi, garantendo però il mantenimento di concentrazioni di T entro il range di riferimento. Tra i vari progestinici studiati abbiamo Levonorgestrel, Desogestrel, Ciproterone acetato, Medrossiprogesterone acetato depot, Norestisterone enantato.

Contraccezione non ormonale
Appartengono a questa categoria gli approcci che agiscono a livello testicolare, epididimario, sulla motilità degli spermatozoi, sulla fusione spermatozoo-ovocita e l’approccio immunologico. Allo stato attuale, ad eccezione del gossipolo, tutti gli altri metodi sono in via di sperimentazione, sebbene i dati su tossicità e reversibilità non siano incoraggianti.

Bibliografia

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  • Lenzi A. Guida allo studio dell’andrologia. Società Editrice Universo 2012. ISBN: 9788865150689.